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I CONVEGNI SUL CAMBIAMENTO DEL CLIMA

DiSperanzio

Set 29, 2020
I CONVEGNI SUL CAMBIAMENTO DEL CLIMA

Ci stiamo dirigendo alla fine di quest’anno che è risultato uno dei più cladi della storia  a livello globale, ci troviamo davanti a degli estremi climatici, all’ inizio di Settembre sembrava ancora piena estate e solo dopo pochi giorni c’è chi mette il piumone nel letto. In quest’articolo cercheremo d’indicarvi quali sono gli appuntamenti più importanti che parlano di clima in Italia e all’estero.

I 25 anni del COP

Con l’inizio a Madrid della 25ma edizione, la Conferenza delle parti della convenzione sui cambiamenti climatici, questo l’esatto significato della sigla Cop, taglia il traguardo di un quarto di secolo dalla prima che si tenne a Berlino nel 1995. Indetta ogni anno dalle Nazioni Unite per fare il punto sui programmi per contrastare la minaccia del climate change, a differenza di quanto si pensi non si tratta di un convegno scientifico, ma politico-economico. Ed è proprio questo a giustificare le tante critiche che accusano le varie edizioni di essere solo un grande carrozzone con decine di migliaia di delegati, che producono CO2 provenendo dai quattro angoli della Terra, che fanno felici solo compagnie aeree, hotel, ristoranti, taxi e altre attività meno lecite nelle città che li ospitano.

Tra l’altro i lavori preparatori di Cop26 e la Youth Cop del prossimo anno si terranno in Italia. Tra climatologi, meteorologi, studiosi delle dinamiche dell’atmosfera, biologi, geologi, glaciologi, esperti di foreste e ambienti marini e tutti coloro che si occupano di ambiente in senso lato il consenso sull’influenza umana a partire dall’era industriale ormai sfiora il 100%, come dimostrato da innumerevoli ricerche scientifiche e da un’istituzione come l’Organizzazione meteorologica mondiale.

La Conferenza Mondiale

A New York si è tenuto un incontro straordinario sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite, ma secondo la maggior parte degli osservatori l’incontro non ha portato a grandi risultati né a impegni concreti da parte dei paesi più industrializzati per ridurre la produzione di emissioni inquinanti. La Cina non ha fatto nessuna nuova promessa, mentre gli Stati Uniti non hanno fornito nessuna dichiarazione ufficiale, confermando il sostanziale disinteresse da parte del governo di Donald Trump. Altri paesi hanno annunciato qualche impegno aggiuntivo per anticipare la riduzione delle emissioni, rispetto a quanto deciso con l’Accordo di Parigi del 2015, il più importante patto per contrastare il cambiamento climatico sottoscritto da buona parte dei governi mondiali e dal quale Trump ha sottratto gli Stati Uniti.

Il disimpegno degli Stati Uniti sull’emergenza climatica si sta riflettendo sulle scelte della Cina, un altro grande produttore di emissioni inquinanti. Wang Yi, rappresentante del governo di Xi Jinping, ha confermato che la Cina vuole mantenere gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi, ricordando però che “alcuni paesi” non lo stanno facendo, con un chiaro riferimento agli Stati Uniti. Alcuni osservatori si aspettavano l’annuncio di nuovi impegni e con obiettivi più ambiziosi da parte della Cina, e c’è ora la preoccupazione che il rallentamento dell’economia cinese in parte dovuto alla “guerra commerciale” avviata da Trump con i suoi dazi possa essere un ostacolo all’avvio di politiche più incisive per ridurre le emissioni.