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UN MONDO PLASTIC FREE

DiSperanzio

Ago 2, 2020
UN MONDO PLASTIC FREE

Al giorno d’oggi non è possibile pensare di gettare rifiuti senza fare la raccolta differenziata, il bisogno di riparare i danni causati da un passato sconsiderato uomo-centrico, ci costringono ad un impegno sociale personale per ripulire un bene che noi sfruttiamo ma in verità siamo noi gli ospiti, la Terra.

Il Primo Passo? Meno Plastica

L’Italia è uno dei Paesi europei che sta provando a mettere in campo le soluzioni, talvolta anche anticipando le norme europee. È il caso, ad esempio, delle ordinanze plastic free che i comuni italiani stanno adottando seguendo l’esempio delle Isole Tremiti e anticipando la Direttiva Europea sul Single Use Plastic. Essere plastic free non è semplice ma ogni settore può dare il proprio contributo, dai singoli, al privato, al pubblico, tenendo a mente pochi ma fondamentali punti chiave. Sia chiaro, pensare ad un mondo senza plastica, almeno nel prossimo futuro, è praticamente impossibile.

La plastica ha cambiato le nostre vite, semplificandole e permettendo lo sviluppo. È un materiale prezioso, che nel corso del tempo ha perso valore a causa dell’esasperazione e dell’abuso dell’usa e getta e della scorretta gestione del suo fine vita. Questa cattiva gestione ha portato laghi, fiumi, mari e, in generale, tutto l’ambiente in cui viviamo ad essere invasi da rifiuti in plastica, con conseguenze, che ancora non conosciamo totalmente, sulla biodiversità del pianeta e sull’economia dei nostri territori.

Il Primo Passo? Meno Plastica
Il Primo Passo? Meno Plastica

Qualche Alternativa Ve La Diamo

Questa non è una chiamata all’eliminazione totale delle materie plastiche dalla faccia della terra, piuttosto una sollecitazione per ridurne il consumo, sostituirla laddove oggi esistono alternative valide e più sostenibili, e attuare una corretta gestione nel fine vita attraverso la raccolta differenziata, il riciclo e il reimpiego della materia prima seconda che ne deriva. L’Europa sta tracciando la strada con proposte di direttive che puntano a regolamentare progettazione, produzione e distribuzione dei prodotti in plastica, chiedendo con forza che anche questo settore viri drasticamente verso un’economia di tipo circolare, che garantisce nuove opportunità per l’innovazione, la competitività e l’occupazione.

L’età moderna non ha inventato nulla: i materiali organici derivati da piante o animali sono stati alla base dell’evoluzione umana, tuttavia negli ultimi anni abbiamo perfezionato i metodi di lavorazione dei polimeri naturali come la lignina, la cellulosa, la pectina e la chitina che, a differenza dei polimeri sintetici o semisintetici, si biodegradano molto rapidamente. Oggi, assieme ai ben noti cotone e lino, troviamo prodotti commerciali a base di bamboo, coir – fibra grezza estratta dal guscio esterno delle noci di cocco – sisal  ottenuta dal tessuto connettivo di dell’Agave – o Piña, la fibra ricavata dagli scarti della lavorazione degli ananas. Accanto a quelli vegetali troviamo i polimeri ottenuti dalle proteine animali come cheratina, fibroina, caseina: lana e seta hanno sono i prodotti più diffusi, ma negli anni si stanno sperimentando soluzioni alternative come il QMilch, seta ottenuta dalle fibre di latte. Un caso a sé lo costituiscono le fibre ottenute dai funghi: il recente sviluppo dei miceli per produrre strutture relativamente robuste si sta facendo strada in settori come quello degli imballaggi o dell’isolamento edilizio.